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La "Commedia" senza Dio
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(from cover)
In una dialettica tra credere e non credere, Teodolinda Barolini analizza, partendo da Auerbach e Nardi, la retorica del vero dantesca che, sul piano della finzione narrativa, sostituisce Dio come garante della verità. Fin dal primo dei dieci capitoli che scandiscono la ricerca dell'autrice, risulta chiara la sua posizione: l'immagine di un Dante theologus, suggerita da Dante stesso, ha spesso posto in ombra il fatto che la teologia di cui si sostanzia la Commedia è in fin dei conti fictio letteraria; pertanto occorrerà considerare che il sistema teologico dantesco risponde non a una realtà ontologica oggettiva, bensì a una geniale costruzione artistica nella quale Dante proietta una visione, che egli crede autentica, dentro il sistema della letteratura che egli sa perfettamente essere "falso": vera è la visione, verisimile è la rappresentazione. Teodolinda Barolini, evitando il gioco di specchi della finzione letteraria, esamina le strutture fondamentali della Commedia, scegliendo di illustrare ora alcune tecniche della manipolazione dantesca della narrativa, per creare prospettive dialettiche entro il testo, ora le capacità di coinvolgimento del lettore, ore le modalità di rappresentazione dell'ineffabile. Nella lettura "deteologizzata" della Commedia l'autrice, utilizzando la sua solida informazione, l'ottima conoscenza del testo e una consistente abilità argomentativa, apre un percorso intelligente e di grande suggestione in cui Dante, fabbro, artefice, poeta, è visto come creatore di "realtà virtuali" piuttosto che di armonie fittizie.

La Commedia senza Dio: Dante e la creazione di una realtà virtuale. Translation of The Undivine Comedy. Trans. Roberta Antognini. Milano: Feltrinelli, 2003. Pp. 381.

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