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sotto la lente
LETTERA AI GIOVANI DEL FORUM
Una trincea di cose concrete contro
il vuoto degli slogan
Care ragazze e cari ragazzi che vi accingete a partire per il Social Forum, Firenze è la capitale del mondo perché al mondo ha saputo guardare. Credeva allo scambio, di lavoro e di cultura, alla «dignità e all' eccellenza degli esseri umani», secondo l' umanista Giannozzo Manetti. Valori che rivendicate: l' augurio è che stavolta sappiate farlo, isolando i sabotatori che tanto danno hanno fatto al vostro movimento a Genova. Con i guastatori, diffidate dai Masaniello male invecchiati, dagli intellettuali barzotti che speculano sulle vostre speranze per barattare domani un seggio da eurodeputato. Meglio chi vi critica apertamente, chi accetta la vostra buona fede ma la sfida alla prova della realtà, pronto ad ammettere di essersi sbagliato, ma lesto a ricordarvi che neppure voi «No logo» avete il copyright della VeritàChiederete, mi dicono, pace e non guerra all' Iraq. Nobile slogan. Rivolgetelo però non solo ai generali del Pentagono, ma anche a Saddam Hussein, che guerre ha fatto per anni all' Iran, al popolo curdo, al Kuwait e ai propri cittadini.

Avete sfilato un anno fa contro la guerra alla dittatura dei Talebani. Siete pronti adesso, come l' intellettuale palestinese Edward Said, uno dei vostri, a riconoscere onestamente che «l' Afghanistan di oggi è migliore di quello dei Talebani?». Chiederete istruzione pubblica, per tutti, parità tra i sessi. Allora coraggio, alzate un cartello con la foto della bellissima scolara Bibi Sahara, quarta elementare a Karim Dad, in Afghanistan. I terroristi hanno bruciato la sua scuola femminile per «ripulire le nostre sorelle». Da che cosa? Dall' alfabeto e dai numeri. Bibi prega tutti noi: «Dove possono donne e bambine imparare a leggere»? Siate la sua voce. Voi chiedete, così leggo, giustizia nel mondo. Ma attenti, da quando il vostro movimento è nato, a Seattle, il mondo è mutato. Criticavate il Fondo monetario internazionale e ora il premio Nobel Joseph Stiglitz lo attacca come fonte di ogni male.

Accusavate il mercato di essere ingiusto e ora il Wall Street Journal e l'Economist accusano le follie di gruppi come la Enron, ironizzando sulla «pensione» da 1 milione e mezzo di euro al mese che la General Electric pagava all' ex manager Jack Welch. Non accontentatevi delle emozioni, faticate sui fatti. Sapete qual è una delle cause più gravi della fame? I sussidi che i Paesi ricchi concedono, in cambio di voti, alla propria agricoltura. Ammontano a un miliardo di euro al giorno, mentre gli aiuti ai Paesi poveri arrivano appena a 50 miliardi di euro l' anno. Quando l' Unione Europea ha approvato nuovi sussidi alla produzione di zucchero, le cooperative agricole delle donne povere in Senegal hanno chiuso i battenti, disperate.

Protestate con i parlamentari che marciano al vostro fianco, oltre che con i governi: destra e sinistra fanno a gara a foraggiare gli incentivi. Voi deprecate il mercato: ma avete mai protestato contro le barriere all' importazione dei prodotti tessili del Terzo Mondo? Il Madagascar crea splendidi tessuti, gli occidentali li gravano di dazi e restano invenduti. Lasciate perdere McDonald' s. I suoi incassi vanno male negli Usa, ma in Iran, da quando è cominciato il boicottaggio antiamericano, sapete dove vanno a mangiare i vostri coetanei? Da una catena chiamata «McMashallah», avete capito bene, sì, Dio e panino. Un mondo strano no? Qualcuno di voi alzi un poster con la foto dell' economista Hernando De Soto. Ha provato che se le Nazioni Unite riuscissero a certificare le proprietà, anche minime, una casa, un campo, una fattoria, pochi capi di bestiame, che i poveri usano, si aprirebbe un ciclo di accesso al credito e al benessere.

So che diffidate dei numeri, ma non esagerate. Dei 50 Paesi più poveri dieci anni fa, 23 non hanno fatto progressi. Ma 27 sì. Il professor Sala-i-Martin, della Columbia University, ha censito in aprile i poverissimi (un dollaro al giorno) in 300 milioni, un quinto in meno del 1977 (National Bureau of Economic Research Paper no. w8904). Africa e Pakistan arretrano nell' ultimo decennio (sprecando risorse in armi!), ma India, Cina, Brasile e altri Paesi patria di 3 miliardi di persone escono faticosamente dalla fame. Le brutte notizie si chiamano Argentina, Sierra Leone (28% dei bambini morti prima del quinto compleanno), Bangladesh (tre donne su quattro analfabete). La metà dei bambini in India resta malnutrita, ma 200 milioni di indiani hanno una dieta equilibrata, vanno a scuola e lavorano serenamente.

Se il vostro movimento saprà ricordarci che anche un solo bambino affamato, una sola bambina senza scuola, un solo anziano senza tetto restano moralmente «troppi», allora troverete alleati. Se per narcisismo o faziosità insisterete nel vedere tutto nero, vi condannerete alla sterilità e toglierete fiato a coloro che si stanno battendo perché (stime Banca Mondiale) entro il 2015 i Paesi poveri si arricchiscano di un miliardo e 600 milioni di euro, traghettando altri 320 milioni di persone fuori dalla povertà. Tocca a voi, sfilando in pace a Firenze, testimoniare da che parte state, se sulla vaporosa barricata dei tromboni o sulla umile, tenace e quotidiana trincea di chi davvero lavora per i poveri. Dite la vostra ragazzi, il tempo stringe.

Gianni Riotta
[email protected]
5 novembre 2002
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