Castelvecchio, Riccardo, La famiglia ebrea

(Milano :  Sanvito,  1861.)

Tools


 

Jump to page:

Table of Contents

  Page [30]  



ATTO  SECONDO
 

CarcerK oscurissimo a cui si scende per una scala pra¬
ticabile a sinistra del palco scenico. A destra, per
terra, un pagliericcio e una coperta, vicino a questo
un sasso, o sgabello.
 

SCENA I.

Ilefeg solo. La sua barba ed i suoi capelli sono in¬
canutiti.                                                               .

Nef {sdrajato o seduto). Ventinov' anni fa io uscivo da
questo carcere per andare in esilio: ho vagato di
terra in terra, vera imagine del mio popolo, sempre
combattendo per un' idea, l' indipendenza d'Italia.
Dappertutto la mia voce intuonava il sublime lamento
con cui Geremia parve volesse profetare le sciagure di
questa terra infelice. « 0 Signore, tu ci hai coperti
d'ira e ci hai perseguitati; tulli i nostri nemici
hanno aperta la bocca contro di noi. 0 Signore, rendi
loro la retribuzione secondo l'opera delle loro mani,
dà loro la tua maledizione, perseguili in ira e di¬
sperdili sotto il cielo! » Ed ora che l'Onnipotente
esaudisce il gran voto, ora che Sionne sta per es-

' sere redenta , ora che Iddio combatte pel suo po¬
polo, io, apostolo della libertà dovevo essere preso
e piombato nel fondo di una prigione! Sarebbe mai
questo un tradimento ? l'ignoto amico che mi scrisse
  Page [30]