Castelvecchio, Riccardo, La famiglia ebrea

(Milano :  Sanvito,  1861.)

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ATTO TERZO
 

. Stanza povera in una cascina. L'ingresso è nd mezzo.
A sinistra una credenza, una tavola e due o tra
seggiole. A destra un pagliericcio sul quale è stesa
Giuditta.

SCENA PRIMA.

diita che fa la calzetta, Giuditta che dorme.

j^ Ghi. Finalmente s'è aildurmentata : tutta la notte non
ha fatto altro che gridare e lamentarsi; non mi ha
lascialo chiuder occhio. E dire che sono anni ed
anni che fo questa vita! Mi sono raccomandata
lame volte al parroco perchè la facesse entrare nel¬
l'ospedale, ma rispondono che non èpa/za furiosa
e non la vogliono. Basta! se è vero ciò che mi è
stato raccontalo, mia cognata ha ben meritata la
sua disgrazia.

SCENA li.

.%utoiiBiu e detta.

Ani. {entra e depone il cappello  sopra  la tavola).   0

sorella !
Ghi. 0 Antonio, ben tornato.
Ant. Che fa mia moglie?                              *

Ghi. Adesso   dorme, ma tutta la notte ha strepitato.
Ant. Povera donna, questa caldura le dà al cervello.

Per solilo ella è sempre tranquilla; ha una manìa

malinconica, ma buona.
Ghi. Dove sietl'slato fratello?
Ant. Sono stato a Modena.
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