ATTO QUARTO
La stessa camera in casa di Nefeg che ha servilo nel
Prologo. I soli mobili e le tappezzerie sono cam¬
biale. Vi saranno due tavole, a destra e a sinistra.
SCENA PRIMA.
Gregorio solo.
Sì, non v'ha più dubbio alcuno, io sono il figlio di
Nefeg; tutto me lo prova; il giorno della mia na¬
scita, il nome di Gregorio che mi hanno imposto,
il dottor Gorani che mi disse tante volte che io
dedibo la mia salute eterna alla nutrice: io sono
quel fanciullo ebreo che nacque e fu baitczzato in
(piesta casa. Oh mirabili decreti della provvidenza !
Eppure ella è bella e santa questa religione di
Cristo, poiché da lei sola mi venne l'impulso a
tulio il bene che io ho fatto alla patria ed ai miei
oppressi fratelli! Oh! come mi palpita il cuore pen¬
sando che a momenti io potrò dire al povero vec¬
chio che ha tanto sofferto : io sono quel figlio che
tu cerchi, io sono degno di te, sono io che ti ho
salvato ! (si accosta alla finestra). Ecco Bologna che
si copre di tappeti e di bandiere: è il primo saluto
che ella manda alla libertà ! sembra che il sole
guizzi più allegro fra quei bei colori! Ora aspetto
Colomba che fedele alla promessa deve recarmi il
portafogli del commissario. Vi troverò i nomi di
lutti coloro di cui è me.-^tieri che si purghi la città,
f- e tanti altri vergognosi secreti che gioverà render
palesi alla patria per confusione e castigo de' suoi
oppressori, (osserva verso l'alcova) Ohi eccola.
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